martedì 1 agosto 2017

Istruzione




ARTICOLO 33 L'ISTRUZIONE (PUBBLICA E PRIVATA)

COMMA 1-"L'arte e la scienza sono libere e libero ne è l'insegnamento".

COMMA 2-"La Repubblica detta le norme generali sull'istruzione ed istituisce scuole statali per tutti gli ordini e gradi".

COMMA 3-"Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole ed istituti di educazione, senza oneri per lo Stato".

COMMA 4-"La legge, nel fissare i diritti e gli obblighi delle scuole non statali che chiedono la parità, deve assicurare ad esse piena libertà e ai loro alunni un trattamento scolastico equipollente a quello degli alunni di scuole statali".

COMMA 5-"È prescritto un esame di Stato per l'ammissione ai vari ordini e gradi di scuole o per la conclusione di essi e per l'abilitazione all'esercizio professionale".

COMMA 6-"Le istituzioni di alta cultura, università ed accademie, hanno il diritto di darsi ordinamenti autonomi nei limiti stabiliti dalle leggi dello Stato".

Solo l'uomo colto è libero. Epitteto (Dissertazioni) 
 
Gli articoli 33 e 34 riguardano il sistema educativo d'istruzione, sono le disposizioni espressamente dedicate agli studenti.
Ancora una volta viene sancita la libertà delle arti e della scienza, così come libero è il loro insegnamento. Si tratta dell'affermazione di un principio fondamentale che si basa, anche, sul principio pluralista della nostra società. Questo articolo può essere considerato un'applicazione dei principi fondamentali degli articoli 2, 3, 9, e del diritto di libertà di pensiero e parola sancito nell'art. 21. La libertà delle arti e della scienza è libertà della cultura, alla quale non possono essere posti limiti e censure.
E' esplicitata poi la libertà d'insegnamento, intesa come la libertà didattica, cioè relativa al metodo ed ai contenuti; e libertà organizzativa, relativa alle attività.
Libertà ampia anche della scuola, in altri termini la libertà riconosciuta ad enti privati di offrire agli studenti la possibilità di frequentare scuole ed istituti che si ispirano a particolari contenuti ideologici, purché questo non comporti costi per lo Stato. Attualmente, infatti, oltre alle scuole statali ed università statali, esistono scuole private in tutti gli ordini e gradi (dalla scuola dell'infanzia alla scuola superiore di II grado), e lo stesso dicasi per le Università, come la Bocconi a Milano, la Luiss, la IULMA e la Cattolica a Roma, ecc. Le scuole e le università prevedono costi a carico degli studenti, anche attraverso il pagamento di rette mensili. Tuttavia, affinché le scuole possano essere parificate a quelle statali, cioè fornire titoli che abbiano lo stesso valore giuridico, devono attenersi ai limiti ed agli obblighi stabiliti dalla legge, ma devono poter godere di piena libertà e garantire agli studenti un trattamento conforme a quello ricevuto nelle scuole statali.
Fino a qualche anno fa, era previsto l'esame di licenza elementare, sostenuto dagli alunni delle classi quinte della scuola primaria. Oggi il primo esame per il passaggio al successivo grado di istruzione è previsto alla fine della scuola secondaria di I grado. I ragazzi, attualmente, devono sostenere oltre alle prove scritte di matematica e di italiano, anche due prove scritte di lingua, e la prova INVALSI; poi l'esame orale che contempla tutte le discipline.
L'esame di Stato (Maturità) è quello che conclude il percorso scolastico e consente l’accesso all’Università.
Dopo aver conseguito la laurea, per lo svolgimento della professione è necessario sostenere, e superare, l'Esame di Stato per conseguire l'abilitazione allo svolgimento della professione. Per alcune professioni è necessario un periodo di praticantato (per i dottori in giurisprudenza 2 anni, per i dottori in economia e commercio 3 anni), al termine del quale è possibile sostenere l'Esame di Stato. Per altre professioni, ad esempio l'architetto, l'ingegnere ed il geologo non è richiesto il praticantato; l'esame per l'abilitazione alla professione richiede come requisito il conseguimento della laurea. Per i laureati in medicina, invece, è previsto, dopo il corso di laurea, la frequentazione di un corso di specialità (oncologia, dermatologia, pediatria, ecc.) al quale si accede tramite pubblico concorso. 

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Il primo comma dell’art. 33 mira ad evitare che lo Stato possa dirigere – stabilendone gli indirizzi – le attività artistiche e la ricerca scientifica. Allo stesso tempo viene ribadito il principio della libertà di insegnamento che consente al docente di svolgere la sua attività senza vincoli di natura religiosa, ideologica e politica, ma con l’obbligo di rispettare la libertà di opinione degli allievi.
L’articolo sancisce anche la libertà di istruzione: lo Stato, infatti, non detiene il monopolio dell’istruzione ed è possibile l’istituzione di scuole da parte di «enti e privati» purché questo non comporti «oneri per lo Stato». Sull’interpretazione della locuzione «senza oneri per lo Stato», la giurisprudenza è divisa: un orientamento sostiene che ciò imponga il divieto di concedere qualsiasi forma di finanziamento pubblico alle scuole private; un secondo orientamento afferma che la locuzione escluda il finanziamento diretto dell’iniziativa privata, ma conceda allo Stato la possibilità di sostenere gli istituti privati attraverso la concessione di facilitazioni fiscali oppure di forme di assistenza economica alle famiglie che optano per l’istruzione privata (ciò sarebbe reso possibile dal ridimensionamento degli alunni delle scuole pubbliche che si traduce in un risparmio per il bilancio statale).




ARTICOLO 34 L'ISTRUZIONE(STATO E SCUOLA)


COMMA 1-"La scuola è aperta a tutti".

COMMA 2-"L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni, è obbligatoria e gratuita".

COMMA 3-"I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi".

COMMA 4-"La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso".

Quando il comma primo afferma che la scuola è aperta a tutti, vuole sancire un altro diritto fondamentale, ovvero il diritto di accedere al sapere, un diritto che non può essere riconosciuto solo al cittadino. Il diritto all'istruzione, in buona sostanza, richiede in ottemperanza dell'art. 3 comma secondo (eguaglianza sostanziale), che lo Stato rimuova quegli ostacoli che, di fatto, impediscono la realizzazione di tale diritto. La scuola, infatti, deve accogliere tutti.
Il comma secondo è caratterizzato da due parole chiave: obbligatorietà egratuità. La scuola è obbligatoria, quindi evidenzia il dovere all'istruzione, che è posto a garanzia del raggiungimento, per tutti, di un livello culturale minimo generalmente accettato come sufficiente. Il titolare del diritto-dovere all'istruzione è lo studente, ma trattandosi di minore, l'adempimento del dovere di frequenza è anche a carico dei genitori, i quali risponderanno in caso di abbandono scolastico della scuola obbligatoria. L'altro aspetto peculiare del diritto allo studio è la gratuità, quindi le famiglie non devono pagare una retta mensile; tuttavia a carico delle famiglie degli studenti sono previsti solo oneri relativi al materiale scolastico degli alunni, il pagamento delle uscite didattiche, ed eventuali quote di partecipazione a progetti, che in genere sono sempre molto contenute. Anche se l'orientamento è quello di optare per attività e progetti a costo zero per la scuola.
Emblematici sono il comma secondo e terzo dell'art 34, "i capaci e meritevoli anche se privi di mezzi, hanno il diritto di raggiungere i gradi più alti dell'istruzione". Quindi viene premiato il merito, come è giusto che sia in una società civile, rispettosa dei principi fondamentali, e democratica. Laddove un ragazzo o una ragazza che si distinguano per doti intellettive e particolari capacità, e che soprattutto abbiano la voglia di affinare ed arricchire il proprio bagaglio di conoscenza, ma non abbiano i mezzi economici per sostenere, ad esempio, le spese universitarie; interviene lo Stato che, dopo aver accertato i meriti e l'effettiva mancanza di mezzi, provvede a consentire loro di continuare il percorso universitario. Pertanto bandisce borse di studio, prevede una riduzione delle tasse universitarie, in alcuni casi offre anche buoni mensa, l'alloggio gratuito o a costi contenuti. Ottempera, dunque, al comma secondo dell'art. 3.

Piero Calamandrei a proposito dell'art. 34, testualmente: "I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi". E se no hanno i mezzi? Allora nella nostra Costituzione c'è un articolo che è il più importante di tutta la Costituzione, il più impegnativo per noi che siamo al declinare, ma soprattutto per voi giovani che avete l'avvenire davanti a voi. "La scuola è aperta a tutti. L'istruzione inferiore, impartita per almeno otto anni è obbligatoria e gratuita. I capaci e meritevoli, anche se privi di mezzi, hanno diritto di raggiungere i gradi più alti degli studi. La Repubblica rende effettivo questo diritto con borse di studio, assegni alle famiglie ed altre provvidenze, che devono essere attribuite per concorso". E' compito di rimuovere agli ostacoli che impediscono il pieno sviluppo della persona umana, quindi dare lavoro a tutti, dare una giusta retribuzione a tutti, dare una scuola a tutti, dare a tutti gli uomini dignità di uomo. Soltanto quando questo sarà raggiunto si potrà veramente dire che la formula contenuta nel primo articolo "L'Italia è una Repubblica fondata sul lavoro", corrisponderà alla realtà.
Perchè fino a che non c'è questa possibilità per ogni uomo di lavorare e di studiare e di trarre con sicurezza dal proprio lavoro i mezzi per vivere da uomo, non solo la nostra Repubblica non si potrà chiamare fondata sul lavoro, ma non si potrà neanche chiamarla democrazia perchè una democrazia in cui non ci sia questa uguaglianza di fatto, in cui ci sia soltanto un'eguaglianza di diritto, è una democrazia puramente formale, non è una democrazia dove tutti i cittadini veramente siano messi in grado di concorrere alla vita della società, di portare il loro miglior contributo, in cui tutte le forze spirituali di tutti i cittadini siano messe a contribuire a questo cammino, a questo progresso continuo di tutta la società.
E allora voi capite da questo che la nostra Costituzione è in parte una realtà, ma soltanto in parte è una realtà. In parte è ancora un programma, un ideale, una speranza, un impegno di lavoro da compiere.
Quanto lavoro avete da compiere! Quanto lavoro vi sta dinanzi!
Piero Calamadrei ( 26 gennaio 1955, in occasione dell'inaugurazione di un ciclo di conferenze organizzato da un gruppo di studenti milanesi)


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L’art. 34 esplicita, per tutti i cittadini, il diritto di accedere al sistema scolastico. La reale effettività dell’istruzione dell’obbligo viene garantita dal fatto che questa è gratuita, mentre quella dell’istruzione superiore viene assicurata dalla concessione di «provvidenze» a chi è privo di mezzi (purché si dimostri, però, capace e meritevole).
Nel 1994, una sentenza della Corte costituzionale (n. 454) ha ritenuto «ingiustificatamente discriminatoria» l’esclusione degli alunni delle scuole private dalla possibilità di ottenere una «provvidenza», in quanto l’adempimento dell’obbligo scolastico «non è necessariamente legato alla frequenza solo delle scuole pubbliche o di quelle autorizzate a rilasciare titoli di studio aventi valore legale».
Nel 2005, un decreto legislativo (n. 76) ha modificato, estendendola, ladurata dell’obbligo scolastico stabilendo che «la Repubblica assicura a tutti il diritto all’istruzione e alla formazione per almeno dodici anni o, comunque, sino al conseguimento di una qualifica di durata almeno triennale entro il diciottesimo anno di età».

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